Che autorizza la Camera di Commercio e d'Arti di Lecce ad imporre una tassa sull'ammontare del nolo dei legni tanto esteri che nazionali che escono dai porti di Brindisi, Gallipoli, Otranto, Taranto e dalla rada di S. Cataldo. (6601777R)
Quale tassa poteva imporre la Camera di Commercio di Lecce sui noli delle navi nei porti della Puglia secondo il Regio Decreto 1777/1866?
Spiegato da FiscoAI
Il Regio Decreto del 18 luglio 1866 autorizzava la Camera di Commercio e d'Arti di Lecce a riscuotere una tassa sul nolo (il compenso per il trasporto marittimo) delle navi, sia straniere che italiane, che partivano dai principali porti pugliesi dell'epoca: Brindisi, Gallipoli, Otranto, Taranto e dalla rada di San Cataldo. Si trattava di un tributo locale finalizzato a finanziare le attività della Camera di Commercio leccese, applicato sulla base dell'ammontare economico del nolo concordato per i trasporti marittimi. Questa norma rappresentava uno strumento di fiscalità portuale tipico del periodo post-unitario, quando le Camere di Commercio avevano maggiore autonomia tributaria. La tassa colpiva indistintamente armatori e noleggiatori, sia che operassero con bandiera italiana che estera, creando un gettito per le funzioni camerali di promozione commerciale e controllo del mercato marittimo. Tuttavia, il provvedimento è stato completamente abrogato dalla Legge 7 aprile 2025, n. 56, perdendo quindi ogni efficacia normativa.
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Riferimento normativo
REGIO DECRETO 18 luglio 1866, n. 1777
Testo normativo
REGIO DECRETO n. 1777/1866
# REGIO DECRETO 18 luglio 1866, n. 1777
## Che autorizza la Camera di Commercio e d'Arti di Lecce ad imporre una
tassa sull'ammontare del nolo dei legni tanto esteri che nazionali
che escono dai porti di Brindisi, Gallipoli, Otranto, Taranto e dalla
rada di S. Cataldo. (6601777R)
Art. 1 ((PROVVEDIMENTO ABROGATO DALLA L. 7 APRILE 2025, N. 56 ))
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Il Regio Decreto 1777/1866 riguarda tributi locali, tasse portuali e competenze delle Camere di Commercio nel sistema tributario storico italiano. Commercialisti e storici economici lo consultano per comprendere la fiscalità marittima, il nolo navale, le imposte su attività commerciali portuali e l'evoluzione dell'autonomia tributaria degli enti camerali nel periodo post-unitario.
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