Attuazione dell'embargo deliberato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nei confronti della Libia, nonche' disposizioni procedurali in materia di embargo nei confronti degli Stati della ex Jugoslavia e per la missione umanitaria in Mozambico.
Quali sono le principali disposizioni del Decreto-Legge 324/1994 in materia di embargo nei confronti della Libia e come si applicano ai fondi e alle risorse finanziarie?
Spiegato da FiscoAI
Il Decreto-Legge 324/1994 attua l'embargo deciso dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro la Libia, rendendo indisponibili tutti i fondi e le risorse finanziarie posseduti o controllati dal Governo libico, dalle pubbliche amministrazioni libiche e dalle imprese libiche, sia in Italia che all'estero. Il divieto si estende anche alla messa a disposizione di nuovi fondi verso questi soggetti. La normativa definisce "impresa libica" qualsiasi entità commerciale, industriale o di servizi posseduta o controllata direttamente o indirettamente dallo Stato libico o da sue amministrazioni. Tuttavia, sono previste eccezioni importanti: i fondi derivanti dalla vendita o fornitura di petrolio, gas naturale e prodotti agricoli libici possono essere versati in conti bancari separati e dedicati, così come i conti delle rappresentanze diplomatiche libiche rimangono operativi per esigenze istituzionali. Gli istituti di credito devono segnalare mensilmente al Ministero del Tesoro i movimenti dei conti dei soggetti sottoposti a embargo, e l'indisponibilità non si applica ai rimborsi di debiti verso residenti italiani.
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Riferimento normativo
DECRETO-LEGGE 30 maggio 1994, n. 324
Testo normativo
DECRETO-LEGGE n. 324/1994
# DECRETO-LEGGE 30 maggio 1994, n. 324
## Attuazione dell'embargo deliberato dal Consiglio di sicurezza delle
Nazioni Unite nei confronti della Libia, nonche' disposizioni
procedurali in materia di embargo nei confronti degli Stati della ex
Jugoslavia e per la missione umanitaria in Mozambico.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione ; Vista la risoluzione n. 883 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in data 11 novembre 1993 sull'embargo nei confronti della Libia che, in quanto adottata ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, ha forza obbligatoria per gli Stati membri; Visti i regolamenti n. 3274 e n. 3275 approvati in data 29 novembre 1993 dal Consiglio dell'Unione europea ed il regolamento n. 3541 approvato il 7 dicembre 1992 dal Consiglio dei Ministri delle Comunità europee; Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di dare esecuzione da parte italiana ai predetti atti; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 27 maggio 1994; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro degli affari esteri, di concerto con i Ministri di grazia e giustizia, delle finanze, del tesoro, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, del commercio con l'estero e della difesa; EMANA il seguente decreto-legge: Art. 1 1. Sono resi indisponibili i fondi e le altre risorse finanziarie, incluse quelle derivanti da cessioni di proprietà e dei relativi redditi, posseduti o controllati direttamente o indirettamente dal Governo e dalle pubbliche amministrazioni della Libia o da una impresa libica. 2. È vietato porre a disposizione del Governo, delle pubbliche amministrazioni della Libia o di una impresa libica fondi o risorse finanziarie. ((2)) 3. Per impresa libica si intende qualsiasi impresa commerciale, industriale o di gestione di servizi di pubblica utilità, ovunque situata o stabilita, che risulti posseduta o controllata direttamente o indirettamente: a) dal Governo o da amministrazioni pubbliche della Libia; b) ovvero da qualunque "entità", ovunque situata o organizzata, posseduta o controllata dal Governo libico o da pubbliche amministrazioni libiche; c) ovvero da qualunque persona che agisca per conto del Governo libico o di pubbliche amministrazioni libiche, o per conto di qualunque "entità" di cui alla lettera b). 4. Le misure di cui ai commi 1 e 2 non si applicano ai fondi o alle altre risorse finanziarie derivanti dalla vendita o dalla fornitura di petrolio, di prodotti petroliferi, inclusi il gas naturale ed i prodotti da esso derivati, o di prodotti e di beni agricoli, che traggono la loro origine dalla Libia e che sono esportati da quel Paese successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, a condizione che detti fondi siano versati in conti bancari separati ed esclusivamente destinati a tale scopo. 5. Ai conti bancari dell'ambasciata e dei consolati libici in Italia non si applicano i divieti di cui ai commi 1, 2, 3 e 4, fermo restando che i detti conti possono essere utilizzati esclusivamente per le esigenze istituzionali di tali rappresentanze. 6. Gli istituti di credito sono tenuti a fornire al Ministero del tesoro, a partire dal maggio 1994, l'indicazione dei movimenti dei conti intrattenuti presso di essi dai soggetti di cui al comma 1 verificatisi nel mese precedente. 7. L'indisponibilità di cui al comma 1 non opera nell'ipotesi di rimborso di debiti nei confronti di residenti, assunti dai soggetti previsti nel medesimo comma. ------------- AGGIORNAMENTO (2) Il D.P.C.M. 24 novembre 1995 (in G.U. 5/12/1995, n. 284) ha disposto (con l'art. 1, comma 1) che "In deroga al divieto di cui all' art. 1, comma 2, della legge 27 luglio 1994, n. 472 , è consentito l'accreditamento in un conto disponibile della somma di 9.750.000 dollari statunitensi, con il vincolo che la stessa venga destinata dalla Lybian Iron and Steel Corporation di Tripoli al regolamento delle commesse da affidarsi ad imprese italiane".
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Il Decreto-Legge 324/1994 è il riferimento normativo per l'applicazione dell'embargo internazionale contro la Libia e riguarda il congelamento di asset, il blocco di transazioni finanziarie e il controllo dei movimenti bancari. Commercialisti, aziende esportatrici e istituti di credito devono consultarlo per questioni di compliance internazionale, sanzioni economiche, obblighi di segnalazione al Ministero del Tesoro e gestione di eccezioni per operazioni commerciali lecite come il commercio di petrolio e prodotti agricoli.
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