Legge

Legge 95/2004

Nuove disposizioni in materia di visto di controllo sulla corrispondenza dei detenuti.

Pubblicato: 14/04/2004 In vigore dal: 08/04/2004 Documento ufficiale

Quali sono le regole per il controllo della corrispondenza dei detenuti secondo la Legge 95/2004 e quali limitazioni sono previste?

Spiegato da FiscoAI
La Legge 95/2004 introduce nuove disposizioni sul controllo della corrispondenza dei detenuti e internati negli istituti penitenziari. Questa normativa si applica a tutti i detenuti, internati e imputati in custodia, stabilendo quando e come l'amministrazione penitenziaria può sottoporre la corrispondenza a controllo. Le limitazioni possono essere disposte per esigenze investigative, prevenzione di reati o ragioni di sicurezza dell'istituto, per un periodo massimo di sei mesi prorogabile per tre mesi. In pratica, l'autorità giudiziaria competente (magistrato di sorveglianza per i condannati, giudice per gli imputati) può ordinare: limitazioni alla corrispondenza epistolare e telegrafica, sottoposizione a visto di controllo, e apertura delle buste in presenza del detenuto. Tuttavia, la legge protegge la corrispondenza diretta a difensori, autorità giudiziarie, magistrati, parlamentari, rappresentanze diplomatiche e organismi internazionali per i diritti umani, che non può essere sottoposta a controllo. Il detenuto ha diritto di ricorso contro questi provvedimenti presso il tribunale di sorveglianza entro i termini previsti.

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Riferimento normativo

LEGGE 8 aprile 2004, n. 95

Testo normativo

LEGGE n. 95/2004 # LEGGE 8 aprile 2004, n. 95 ## Nuove disposizioni in materia di visto di controllo sulla corrispondenza dei detenuti. La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Promulga la seguente legge: Art. 1 1. Dopo l' articolo 18-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354 , è inserito il seguente: "ART. 18-ter. - (Limitazioni e controlli della corrispondenza). - 1. Per esigenze attinenti le indagini o investigative o di prevenzione dei reati, ovvero per ragioni di sicurezza o di ordine dell'istituto, possono essere disposti, nei confronti dei singoli detenuti o internati, per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile per periodi non superiori a tre mesi: a) limitazioni nella corrispondenza epistolare e telegrafica e nella ricezione della stampa; b) la sottoposizione della corrispondenza a visto di controllo; c) il controllo del contenuto delle buste che racchiudono la corrispondenza, senza lettura della medesima. 2. Le disposizioni del comma 1 non si applicano qualora la corrispondenza epistolare o telegrafica sia indirizzata ai soggetti indicati nel comma 5 dell'articolo 103 del codice di procedura penale , all'autorità giudiziaria, alle autorità indicate nell'articolo 35 della presente legge, ai membri del Parlamento, alle Rappresentanze diplomatiche o consolari dello Stato di cui gli interessati sono cittadini ed agli organismi internazionali amministrativi o giudiziari preposti alla tutela dei diritti dell'uomo di cui l'Italia fa parte. 3. I provvedimenti previsti dal comma 1 sono adottati con decreto motivato, su richiesta del pubblico ministero o su proposta del direttore dell'istituto: a) nei confronti dei condannati e degli internati, nonchè nei confronti degli imputati dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, dal magistrato di sorveglianza; b) nei confronti degli imputati, fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, dal giudice indicato nell' articolo 279 del codice di procedura penale ; se procede un giudice collegiale, il provvedimento è adottato dal presidente del tribunale o della corte di assise. 4. L'autorità giudiziaria indicata nel comma 3, nel disporre la sottoposizione della corrispondenza a visto di controllo, se non ritiene di provvedere direttamente, può delegare il controllo al direttore o ad un appartenente all'amministrazione penitenziaria designato dallo stesso direttore. 5. Qualora, in seguito al visto di controllo, l'autorità giudiziaria indicata nel comma 3 ritenga che la corrispondenza o la stampa non debba essere consegnata o inoltrata al destinatario, dispone che la stessa sia trattenuta. Il detenuto e l'internato vengono immediatamente informati. 6. Contro i provvedimenti previsti dal comma 1 e dal comma 5 può essere proposto reclamo, secondo la procedura prevista dall'articolo 14-ter, al tribunale di sorveglianza, se il provvedimento è emesso dal magistrato di sorveglianza, ovvero, negli altri casi, al tribunale nel cui circondario ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento. Del collegio non può fare parte il giudice che ha emesso il provvedimento. Per quanto non diversamente disposto dal presente comma si applicano le disposizioni dell' articolo 666 del codice di procedura penale . 7. Nel caso previsto dalla lettera c) del comma 1, l'apertura delle buste che racchiudono la corrispondenza avviene alla presenza del detenuto o dell'internato". Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall'amministrazione competente per materia, ai sensi dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092 , al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Note all'art. 1: - La legge 26 luglio 1975, n. 354 , reca: «Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure private e limitative della liberta». - Si riporta il testo del comma 5 dell'art. 103 del codice di procedura penale : «5. Non è consentita l'intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, nè a quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite.». - Si riporta il testo dell'art. 35 della citata legge 26 luglio 1975, n. 354 : «Art. 35 (Diritto di reclamo). - I detenuti e gli internati possono rivolgere istanze o reclami orali o scritti, anche in busta chiusa: 1) al direttore dell'istituto, nonchè agli ispettori, al direttore generale per gli istituti di prevenzione e di pena e al Ministero per la grazia e la giustizia; 2) al magistrato di sorveglianza; 3) alle autorità giudiziarie e sanitarie in visita all'istituto; 4) al presidente della giunta regionale; 5) al Capo dello Stato.». - Si riporta il testo dell' art. 279 del codice di procedura penale : «Art. 279 (Giudice competente). - 1. Sull'applicazione e sulla revoca delle misure nonchè sulle modifiche delle loro modalità esecutive, provvede il giudice che procede. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari.». - Si riporta il testo dell'art. 14-ter della citata legge 26 luglio 1975, n. 354 : «Art. 14-ter (Reclamo). - 1. Avverso il provvedimento che dispone o proroga il regime di sorveglianza particolare può essere proposto dall'interessato reclamo al tribunale di sorveglianza nel termine di dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento definitivo. Il reclamo non sospende l'esecuzione del provvedimento. 2. Il tribunale di sorveglianza provvede con ordinanza in camera di consiglio entro dieci giorni dalla ricezione del reclamo. 3. Il procedimento si svolge con la partecipazione del difensore e del pubblico ministero. L'interessato e l'amministrazione penitenziaria possono presentare memorie. 4. Per quanto non diversamente disposto si applicano le disposizioni del capo II-bis del titolo II.». - Si riporta il testo dell' art. 666 del codice di procedura penale : «Art. 666 (Procedimento di esecuzione). - 1. Il giudice dell'esecuzione procede a richiesta del pubblico ministero, dell'interessato o del difensore. 2. Se la richiesta appare manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge ovvero costituisce mera riproposizione di una richiesta già rigettata, basata sui medesimi elementi, il giudice o il presidente del collegio, sentito il pubblico ministero, la dichiara inammissibile con decreto motivato, che è notificato entro cinque giorni all'interessato. Contro il decreto può essere proposto ricorso per cassazione. 3. Salvo quanto previsto dal comma 2, il giudice o il presidente del collegio, designato il difensore di ufficio all'interessato che ne sia privo, fissa la data dell'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato almeno dieci giorni prima della data predetta. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere depositate memorie in cancelleria. 4. L'udienza si svolge con la partecipazione necessaria del difensore e del pubblico ministero. L'interessato che ne fa richiesta è sentito personalmente; tuttavia, se è detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice, è sentito prima del giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo, salvo che il giudice ritenga di disporre la traduzione. 5. Il giudice può chiedere alle autorità competenti tutti i documenti e le informazioni di cui abbia bisogno; se occorre assumere prove, procede in udienza nel rispetto del contraddittorio. 6. Il giudice decide con ordinanza. Questa è comunicata o notificata senza ritardo alle parti e ai difensori, che possono proporre ricorso per cassazione. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni sulle impugnazioni ( c.p.p. 568) e quelle sul procedimento in camera di consiglio davanti alla Corte di cassazione ( c.p.p. 611). 7. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza ( c.p.p. 588), a meno che il giudice che l'ha emessa disponga diversamente. 8. Se l'interessato è infermo di mente, l'avviso previsto dal comma 3 è notificato anche al tutore o al curatore; se l'interessato ne è privo, il giudice o il presidente del collegio nomina un curatore provvisorio. Al tutore e al curatore competono gli stessi diritti dell'interessato. 9. Il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma dell'art. 140, comma 2.».

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La Legge 95/2004 modifica l'ordinamento penitenziario (Legge 354/1975) introducendo regole specifiche su visto di controllo, limitazioni della corrispondenza e diritti dei detenuti. Magistrati di sorveglianza, direttori di istituti penitenziari e amministrazione penitenziaria applicano queste disposizioni secondo procedure che garantiscono il contraddittorio e il diritto di reclamo. La normativa bilancia esigenze di sicurezza e investigative con la tutela dei diritti fondamentali e della corrispondenza privilegiata con difensori e autorità.

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