Quali sono i criteri per distinguere tra grandi e piccole derivazioni di acque pubbliche secondo il Decreto Legislativo 275/1993?
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Il Decreto Legislativo 275/1993 stabilisce i limiti quantitativi che differenziano le grandi derivazioni dalle piccole derivazioni di acque pubbliche, disciplinando così il regime concessorio applicabile. La norma si applica a tutti i soggetti che utilizzano acque pubbliche per qualsiasi scopo produttivo o civile, dalla generazione di energia idroelettrica all'irrigazione, dall'approvvigionamento potabile agli usi industriali. Le grandi derivazioni sono quelle che superano soglie specifiche misurate in kilowatt (per la forza motrice) o litri al minuto secondo (per tutti gli altri usi): ad esempio, 100 litri/secondo per acqua potabile e usi industriali, 1.000 litri/secondo per irrigazione, 3.000 kW di potenza media annua per la produzione di energia. Quando un'utenza ha scopi misti (uso promiscuo), si applica il limite corrispondente all'uso predominante. Questa distinzione è rilevante per commercialisti e aziende perché determina il tipo di concessione richiesta, i canoni dovuti e gli obblighi amministrativi: le grandi derivazioni richiedono procedure più complesse e canoni generalmente più elevati rispetto alle piccole derivazioni.
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Riferimento normativo
DECRETO LEGISLATIVO 12 luglio 1993, n. 275
Testo normativo
DECRETO LEGISLATIVO n. 275/1993
# DECRETO LEGISLATIVO 12 luglio 1993, n. 275
## Riordino in materia di concessione di acque pubbliche.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione ; Visto l' art. 2, comma 1, lettera a), della legge 23 dicembre 1992, n. 498 ; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 18 giugno 1993; Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; Acquisito il parere delle competenti commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 12 luglio 1993; Sulla proposta del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con i Ministri delle finanze, dell'agricoltura e delle foreste, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e dell'ambiente; EMANA il seguente decreto legislativo: Art. 1 Grandi e piccole derivazioni 1. L'art. 6 del testo unico approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 , è sostituito dal seguente: " 1. Le utenze di acqua pubblica hanno per oggetto grandi e piccole derivazioni. 2. Sono considerate grandi derivazioni quelle che eccedono i seguenti limiti: a) per produzione di forza motrice: potenza nominale media annua kW 3.000; b) per acqua potabile: litri 100 al minuto secondo; c) per irrigazione: litri 1000 al minuto secondo od anche meno se si possa irrigare una superficie superiore ai 500 ettari; d) per bonificazione per colmata: litri 5000 al minuto secondo; e) per usi industriali, inteso tale termine con riguardo ad usi diversi da quelli espressamente indicati nel presente articolo: litri 100 al minuto secondo; f) per uso ittiogenico: litri 100 al minuto secondo; g) per costituzione di scorte idriche a fini di uso antincendio e sollevamento a scopo di riqualificazione di energia: litri 100 al minuto secondo. 3. Quando la derivazione sia ad uso promiscuo, si assume quale limite quello corrispondente allo scopo predominante. 4. Il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici, stabilisce, con provvedimento di carattere generale, a quale specie di uso debbano assimilarsi usi diversi da quelli sopra indicati. Il decreto ministeriale è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica". AVVERTENZA: Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092 , al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Note alle premesse: - L' art. 76 della Costituzione regola la delega al Governo dell'esercizio della funzione legislativa e stabilisce che essa non può avvenire se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti. - L' art. 87, comma 5, della Costituzione conferisce al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge e i regolamenti. - Il testo dell'art. 2, comma 1, lettera a), della legge 23 dicembre 1992, n. 498 (Interventi urgenti in materia di finanza pubblica) è il seguente: "1. Ai fini della ottimale e razionale utilizzazione delle risorse naturali, anche per conseguire obiettivi di risparmio e di uso qualificato dei beni naturali da parte del sistema produttivo e dei cittadini, nonchè per realizzare il principio che chiunque arrechi pregiudizio all'ambiente è tenuto a ripristinare la situazione precedente, nonchè a corrispondere un indennizzo adeguato, il Governo, sentite le competenti commissioni parlamentari e la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, è delegato ad adottare, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi con l'osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi: a) riordinare la materia della concessione delle acque pubbliche e disciplinare l'importo dei canoni in ragione delle utilizzazioni previste, della quantità della domanda esistente per l'uso della risorsa idrica nel bacino idrografico e, per quanto riguarda gli usi industriali e irrigui, in ragione delle tecnologie impiegate per l'utilizzo e la distribuzione delle acque; disciplinare l'importo dei canoni per l'estrazione di materiali dall'alveo dei corsi d'acqua, in funzione della granulometria e della natura del materiale estratto; disciplinare l'importo dei canoni per la concessione di spiagge lacuali, sulla base dell'estensione dell'area concessa e delle sue caratteristiche ambientali; prevedere che i nuovi importi siano stabiliti con decreti del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri dell'ambiente, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, dell'agricoltura e delle foreste e dei lavori pubblici, entro limiti di maggiorazione non eccedenti il 10 per cento degli importi in essere per gli usi irrigui e il 30 per cento per tutti gli altri casi; prevedere l'effettuazione del monitoraggio delle acque pubbliche utilizzate a fini irrigui e delle acque di fognatura". Nota all'art. 1: - Il R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775 , approva il testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici.
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Il Decreto Legislativo 275/1993 è il riferimento normativo per la classificazione delle derivazioni di acque pubbliche, grandi e piccole derivazioni, e per la determinazione dei canoni concessori. Aziende agricole, industriali e società di gestione idrica consultano questa norma per comprendere i limiti di utilizzo della risorsa idrica, gli obblighi concessori e la tassazione delle acque, in relazione ai diversi usi (irriguo, potabile, industriale, idroelettrico) e alle tecnologie impiegate.
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