Qual è il trattamento del reddito della casa di abitazione nel calcolo dei requisiti reddituali per le prestazioni di invalidità civile, cecità e sordità?
Spiegato da FiscoAI
La Circolare INPS 74/2017 stabilisce che il reddito derivante dalla casa di abitazione non deve essere computato ai fini della concessione delle prestazioni economiche di invalidità civile, cecità e sordità. Questa disposizione rappresenta un cambio di orientamento rispetto alla precedente prassi dell'Istituto, che invece considerava rilevante tale reddito perché assoggettato a IRPEF. La modifica si basa su un consolidato orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione, che ha ritenuto applicabili le norme sulla pensione sociale (articoli 12 della legge 118/1971 e 26 della legge 153/1969), le quali escludono esplicitamente il reddito della casa di abitazione dal computo. La disposizione è entrata in vigore dal 1° gennaio 2017 e si applica sia alle nuove domande che alle ricostituzione di prestazioni già esistenti, con riconoscimento degli arretrati dalla medesima data.
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Riferimento normativo
Prestazioni di invalidità civile, cecità e sordità. Non computabilità del reddito da casa di abitazione
Testo normativo
Direzione Centrale sostegno alla non autosufficienza, invalidita' civile e altre
prestazioni
Roma, 21/04/2017 Ai Dirigenti centrali e periferici
Ai Responsabili delle Agenzie
Ai Coordinatori generali, centrali e
periferici dei Rami professionali
Al Coordinatore generale Medico legale e
Dirigenti Medici
e, per conoscenza,
Circolare n. 74
Al Presidente
Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di
Indirizzo e Vigilanza
Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei
Sindaci
Al Magistrato della Corte dei Conti delegato
all'esercizio del controllo
Ai Presidenti dei Comitati amministratori
di fondi, gestioni e casse
Al Presidente della Commissione centrale
per l'accertamento e la riscossione
dei contributi agricoli unificati
Ai Presidenti dei Comitati regionali
Ai Presidenti dei Comitati provinciali
OGGETTO: Prestazioni di invalidità civile, cecità e sordità. Non computabilità del
reddito da casa di abitazione
SOMMARIO: Negli ultimi anni si è consolidato un orientamento giurisprudenziale in
materia di requisiti reddituali – con particolare riferimento al reddito della
casa di abitazione – che ha ribaltato i precedenti criteri utilizzati finora anche
dall’Istituto. A far data dal 1° gennaio 2017, si dispone pertanto l’esclusione
del reddito della casa di abitazione dal computo dei redditi ai fini della
concessione delle prestazioni di invalidità civile, cecità e sordità.
Premessa
L’art. 14 septies, commi 4 e 5, del decreto legge 30 dicembre 1979 n. 663, convertito in legge
29 febbraio 1980 n. 33, stabilisce che i redditi da prendere in considerazione ai fini della
concessione delle prestazioni economiche di invalidità civile, cecità e sordità sono quelli
calcolati agli effetti dell’IRPEF. Sono pertanto esclusi i redditi esenti. A tale riguardo l’Istituto,
sulla scorta di alcune pronunce giurisprudenziali, ha finora considerato rilevante anche il
reddito della casa di abitazione (messaggio n. 31976 del 21 settembre 2005). Infatti il reddito
suddetto è assoggettato a IRPEF, salva la deducibilità al 100%.
Negli ultimi anni, tuttavia, si è consolidato un orientamento giurisprudenziale opposto.
Facendo leva sul combinato disposto degli articoli 12 della legge 30 marzo 1971 n. 118 e 26
della legge 30 aprile 1969 n. 153, la Corte di Cassazione ha infatti stabilito che il reddito della
casa di abitazione debba considerarsi non influente ai fini del riconoscimento del diritto alle
prestazioni di invalidità civile, cecità civile e sordità.
Con la presente circolare, si forniscono pertanto le istruzioni ai cittadini e alle sedi affinché tali
nuove disposizioni siano rese operative.
1. Il nuovo orientamento giurisprudenziale
A partire dal 2012, la Suprema Corte ha ribaltato il precedente orientamento sulla materia (tra
le altre: ordinanza della Cass., Sez. lav., n. 4223/2012) fino a consolidarsi univocamente in
senso contrario (sentenze nn. 5479/2012, 20387/2013, 9552/2014, 27381/2014,
14026/2016).
In particolare, secondo la Cassazione, le norme specifiche di riferimento sono costituite
dall’art. 12 della legge 30 marzo 1971 n. 118 e dall’art. 26 della legge 30 aprile 1969 n. 153:
la prima, per le condizioni economiche richieste per la concessione della pensione di inabilità,
rinvia a quelle stabilite dalla seconda per il riconoscimento della pensione sociale ai cittadini
ultrasessantacinquenni sprovvisti di reddito. Per quest’ultima prestazione la norma esclude dal
computo del reddito gli assegni familiari e il reddito della casa di abitazione.
2. Conseguenze sulla operatività delle sedi
Stante l’applicabilità della normativa in materia di pensione sociale, ne consegue che dal
computo del reddito ai fini del riconoscimento delle prestazioni di invalidità civile, cecità e
sordità deve essere escluso quello della casa di abitazione. Allo stesso modo, tale reddito
dovrà considerarsi escluso ai fini della maggiorazione sociale di cui all’articolo 70, comma 6
della legge 23/12/2000 n. 388 (cfr. Circolare 61/2001, par. 3.2.)
Attenendosi a tale nuovo orientamento e acquisito il parere favorevole dell’Ufficio legislativo
del Ministero del Lavoro, si dispone pertanto l’esclusione del reddito della casa di abitazione dal
computo dei redditi ai fini della concessione delle prestazioni di invalidità civile, cecità e
sordità.
A tal fine, si è provveduto pertanto all’adeguamento delle procedure informatiche di calcolo,
rendendo ininfluente il reddito dichiarato nel campo GP2KE, codice 18 (reddito casa di
abitazione).
3. Decorrenza e gestione degli indebiti
Con decorrenza 1° gennaio 2017, il reddito da casa di abitazione è pertanto da considerarsi
escluso ai fini del diritto alle prestazioni d’invalidità civile, cecità e sordità sia in fase di prima
liquidazione che di ricostituzione di prestazione già esistente. Gli arretrati saranno riconosciuti
con decorrenza dalla medesima data.
Qualora, pertanto, per le suddette domande, applicando il nuovo criterio di calcolo, la
decorrenza della prestazione risulti essere anteriore al 1° gennaio 2017, non saranno
riconosciuti gli arretrati anteriori alla suddetta data.
Nell’ipotesi in cui l’applicazione del vecchio computo abbia già generato degli importi indebiti
per il periodo di competenza successivo al 1° gennaio 2017, si dovrà provvedere
all’annullamento in autotutela degli stessi.
Ogni eventuale disposizione in contrasto con il contenuto della presente circolare deve ritenersi
superata.
Il Direttore Generale
Gabriella Di Michele
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La normativa riguarda il calcolo dei redditi ai fini IRPEF per le prestazioni di invalidità civile, con particolare riferimento all'esclusione del reddito della casa di abitazione. Commercialisti e consulenti che assistono cittadini nella richiesta di prestazioni sociali devono considerare questa disposizione quando calcolano i requisiti reddituali, escludendo il reddito imponibile della prima casa dal computo complessivo. La circolare modifica i criteri precedenti sulla deducibilità e sulla rilevanza fiscale della casa di abitazione nel contesto delle prestazioni assistenziali.
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