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Circolare INPS 113/2021

Classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali. Nuovo orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione: sentenze n. 14257/2019 e n. 5541/2021. Nuove indicazioni amministrative

Pubblicato: 27/07/2021 In vigore dal: 27/07/2021 Documento ufficiale

Quando la variazione di classificazione di un datore di lavoro ai fini previdenziali produce effetti retroattivi secondo la Circolare INPS 113/2021?

Spiegato da FiscoAI
La Circolare INPS 113/2021 recepisce il nuovo orientamento della Corte di Cassazione (sentenze n. 14257/2019 e n. 5541/2021) sulla decorrenza degli effetti della variazione di classificazione previdenziale dei datori di lavoro. In base a questa normativa, la retroattività degli effetti si verifica esclusivamente quando l'inquadramento iniziale errato sia stato determinato da inesatte dichiarazioni rese dal datore di lavoro al momento dell'iscrizione, non più in caso di omessa comunicazione di variazioni dell'attività svolta successivamente. La Corte ha stabilito che l'omessa comunicazione dei mutamenti dell'attività imprenditoriale, pur costituendo violazione dell'obbligo previsto dal decreto-legge 352/1978, non equipara più la condotta omissiva alle dichiarazioni inesatte iniziali. Pertanto, quando un'azienda non comunica tempestivamente variazioni della propria attività economica, la variazione di classificazione produce effetti dal periodo di paga in cui è notificato il provvedimento INPS, senza retroattività, salvo che non si provino dichiarazioni false o incomplete al momento dell'iscrizione iniziale.

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Riferimento normativo

Classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali. Nuovo orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione: sentenze n. 14257/2019 e n. 5541/2021. Nuove indicazioni amministrative

Testo normativo

Direzione Centrale Entrate Coordinamento Generale Legale Roma, 28/07/2021 Ai Dirigenti centrali e territoriali Ai Responsabili delle Agenzie Ai Coordinatori generali, centrali e territoriali delle Aree dei professionisti Al Coordinatore generale, ai coordinatori centrali e ai responsabili territoriali dell'Area medico legale Circolare n. 113 E, per conoscenza, Al Presidente Al Vice Presidente Ai Consiglieri di Amministrazione Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo di Vigilanza Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all'esercizio del controllo Ai Presidenti dei Comitati amministratori di fondi, gestioni e casse Al Presidente della Commissione centrale per l'accertamento e la riscossione dei contributi agricoli unificati Ai Presidenti dei Comitati regionali OGGETTO: Classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali. Nuovo orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione: sentenze n. 14257/2019 e n. 5541/2021. Nuove indicazioni amministrative SOMMARIO: Con la presente circolare si forniscono nuove indicazioni amministrative riguardo alla classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali, in applicazione dell’orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione sancito con la sentenza n. 14257/2019 e consolidatosi, da ultimo, con la sentenza n. 5541/2021, in applicazione del disposto di cui al comma 8 dell’articolo 3 della legge n. 335/1995. INDICE 1. Premessa 2. Nuovo orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione: sentenze n. 14257/2019 e n. 5541/2021 3. Nuove indicazioni amministrative 1. Premessa L’articolo 3, comma 8, della legge 8 agosto 1995, n. 335, è intervenuto in materia di decorrenza degli effetti dei provvedimenti di variazione della classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali, stabilendo che: “I provvedimenti adottati d'ufficio dall'INPS di variazione della classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali, con il conseguente trasferimento nel settore economico corrispondente alla effettiva attività svolta producono effetti dal periodo di paga in corso alla data di notifica del provvedimento di variazione, con esclusione dei casi in cui l'inquadramento iniziale sia stato determinato da inesatte dichiarazioni del datore di lavoro. In caso di variazione disposta a seguito di richiesta dell'azienda, gli effetti del provvedimento decorrono dal periodo di paga in corso alla data della richiesta stessa. Le variazioni di inquadramento adottate con provvedimenti aventi efficacia generale riguardanti intere categorie di datori di lavoro producono effetti, nel rispetto del principio della non retroattività, dalla data fissata dall'INPS. Le disposizioni di cui al primo e secondo periodo del presente comma si applicano anche ai rapporti per i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, pendano controversie non definite con sentenza passata in giudicato”. L’Istituto, con la circolare n. 263 del 19 ottobre 1995, ha fornito indicazioni in attuazione della suddetta norma, precisando - in tema di retroattività – che: “Il provvedimento di variazione produrrà, al contrario, i suoi effetti sin dalla data dell'inquadramento iniziale nell'ipotesi in cui tale inquadramento sia stato determinato da inesatte dichiarazioni del datore di lavoro: tali sono le notizie, relative all'effettiva attività svolta, fornite dal datore di lavoro all'atto della domanda di iscrizione e sulla cui base l'Istituto emana il provvedimento di classificazione”. La suddetta disposizione legislativa è stata oggetto di un’evoluzione interpretativa non univoca da parte della giurisprudenza, segnatamente con riferimento all’omessa comunicazione di variazioni relative all’attività imprenditoriale svolta. In particolare, la Corte di Cassazione, con la sentenza 23 maggio 2008, n. 13383, accogliendo la tesi difensiva dell’Istituto e mutando un precedente orientamento (cfr. la sentenza n. 4521/2006), ha statuito il principio di diritto in base al quale in materia di classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali e ai fini dell’applicabilità dell’articolo 3, comma 8, della legge n. 335/1995 – che fissa la regola che gli effetti della variazione della classificazione si producono dal periodo di paga in corso alla data di notifica del provvedimento, con la sola eccezione, con conseguente retroattività degli effetti della variazione, dell’ipotesi in cui l’inquadramento iniziale sia stato determinato da inesatte dichiarazioni dal datore di lavoro – l’omessa comunicazione dei mutamenti intervenuti nell’attività svolta dall’azienda, la quale, per effetto delle scelte operate dall’imprenditore, assume caratteristiche tali da comportare una diversa classificazione ai fini previdenziali, è da equiparare all’ipotesi delle dichiarazioni inesatte, giacché, alla stregua della comune "ratio" di assicurare la corrispondenza della classificazione, a fini previdenziali, all'effettiva attività dei datori di lavoro, anche in caso di omessa comunicazione si realizza, sia pure in un momento successivo, una discrasia tra l'effettività della situazione e le dichiarazioni sulle quali la classificazione iniziale era fondata. In sintesi, quindi, la deroga della retroattività degli effetti della variazione in discorso, prevista dall’articolo 3, comma 8, della legge n. 335/1995, può avere luogo, in virtù della suddetta pronuncia, sia in caso di inesatte dichiarazioni che di omessa comunicazione ad opera del datore di lavoro (in senso conforme, cfr. anche Corte di Cassazione n. 8558/2014). 2. Nuovo orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione: sentenze n. 14257/2019 e n. 5541/2021 La Corte di Cassazione ha mutato il proprio orientamento con la sentenza n. 14257/2019 (Camera di Consiglio del 21 marzo 2019), depositata in Cancelleria in data 24 maggio 2019 e, da ultimo, con la sentenza n. 5541/2021 (Camera di Consiglio del 20 ottobre 2020), depositata in Cancelleria in data 1° marzo 2021, nella quale, tra l’altro, si afferma che “non si ritiene esistente un contrasto attuale che imponga di rimettere la questione alle Sezioni Unite”, richiamando i seguenti principi: • l’articolo 3, comma 8, della legge n. 335/1995 stabilisce che i provvedimenti di variazione della classificazione dei datori di lavoro producono effetti dal periodo di paga in corso alla data di notifica del provvedimento o della richiesta dell'interessato; • la retroattività degli effetti della variazione si determina ogni volta che vi sia stato nel momento iniziale dell'attività un comportamento del datore positivo e volontario tale da determinare un inquadramento errato, qual è l'inoltro di dichiarazioni inesatte; • la condotta omissiva intervenuta nel corso dell'attività del datore di lavoro trova una specifica sanzione nell'articolo 2, primo comma, del decreto-legge 6 luglio 1978, n. 352, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1978, n. 467, che prevede l'obbligo dell'impresa di comunicare agli enti previdenziali le variazioni relative all'attività imprenditoriale svolta, il cui inadempimento non comporta alcuna conseguenza sotto il profilo della decorrenza della variazione di inquadramento. Secondo la Corte, tale soluzione interpretativa “deve essere preferita, in quanto coerente con la natura eccettiva della deroga all'operatività della classificazione ex nunc, deroga prevista testualmente per il solo caso delle inesattezze nella dichiarazione iniziale e che, dunque, non può essere applicata al di fuori delle ipotesi ivi tassativamente indicate e tipizzate, stante il divieto anche di interpretazione analogica ed estensiva, posto con riferimento alla legge speciale dall'art. 14 preleggi”. 3. Nuove indicazioni amministrative A seguito del mutato orientamento giurisprudenziale, la variazione di classificazione dei datori di lavoro, con il conseguente trasferimento nel settore economico corrispondente all’effettiva attività svolta, potrà avvenire con effetto retroattivo soltanto in caso di inesatte dichiarazioni del datore di lavoro rese al momento dell’iniziale inquadramento ai sensi dell’articolo 3, comma 8, della legge n. 335/1995. Pertanto, ai fini della variazione di classificazione dei datori di lavoro, i provvedimenti dell’Istituto successivi alla data del 24 maggio 2019, in ragione del consolidarsi del nuovo orientamento giurisprudenziale, dovranno basarsi sul presupposto che l’omessa comunicazione del datore di lavoro circa i mutamenti dell’attività svolta non potrà essere più equiparata all’inesatta dichiarazione (per cui non potrà più rilevare ai fini dell’adozione di un provvedimento di variazione di classificazione con efficacia retroattiva). La retroattività degli effetti della variazione di classificazione, di cui al comma 8 dell’articolo 3 della legge n. 335/1995, verrà ad esistenza soltanto in caso di inesatte dichiarazioni del datore di lavoro rese, come sopra riportato, esclusivamente in fase di iniziale inquadramento. Relativamente al contenzioso in essere nella materia in argomento si provvederà, con successivo messaggio, a fornire indicazioni operative alle Strutture territoriali. Il Direttore generale vicario Vincenzo Caridi

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La Circolare INPS 113/2021 è il riferimento normativo per la classificazione dei datori di lavoro ai fini previdenziali, l'inquadramento nei settori economici e la decorrenza della variazione di classificazione. Consulenti del lavoro e responsabili risorse umane la consultano per comprendere quando applicare effetti retroattivi, come gestire l'omessa comunicazione di variazioni d'attività, e quali sono gli obblighi di comunicazione agli enti previdenziali secondo l'articolo 3, comma 8, della legge 335/1995.

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