Deducibilità ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo dei contributi previdenziali e assistenziali versati dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato
I contributi previdenziali versati dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato sono deducibili nella determinazione del reddito di lavoro autonomo?
Spiegato da FiscoAI
Sì, secondo questa risoluzione dell'Agenzia delle Entrate, i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato sono deducibili ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo. La norma si applica esclusivamente ai notai iscritti alla Cassa Nazionale del Notariato e riguarda i contributi versati mensilmente sul totale degli onorari repertoriali, indipendentemente dai compensi effettivamente percepiti. In pratica, questi contributi vanno indicati nella dichiarazione dei redditi (Modello REDDITI PF, rigo RE19, colonna 4) come spese inerenti all'esercizio della professione notarile, riducendo così la base imponibile per l'IRPEF. La deducibilità opera secondo l'articolo 54, comma 1, del TUIR, in quanto si tratta di spese sostenute nell'esercizio della professione, e conseguentemente i contributi non sono più deducibili dal reddito complessivo ai sensi dell'articolo 10, comma 1, lettera e), del TUIR. Questo orientamento rappresenta un cambio di posizione dell'Amministrazione finanziaria, che ora allinea la propria interpretazione alla consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione.
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Riferimento normativo
Deducibilità ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo dei contributi previdenziali e assistenziali versati dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato
Testo normativo
RISOLUZIONE N. 66/E
ISOLUZIONE N. --/2014
Divisione Contribuenti
______________
Direzione Centrale Persone Fisiche, Lavoratori
Autonomi ed Enti non Commerciali Roma, 12 ottobre 2020
OGGETTO: Deducibilità ai fini della determinazione del reddito di lavoro
autonomo dei contributi previdenziali e assistenziali versati dai
notai alla Cassa Nazionale del Notariato
Con la risoluzione n. 79/E dell’8 marzo 2002 è stato chiarito che i
contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge versati dai notai alla
Cassa Nazionale del Notariato si deducono esclusivamente dal reddito
complessivo del contribuente ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e), del
Testo Unico delle imposte sui redditi approvato con DPR 22 dicembre 1986, n.
917, non essendo deducibili nella determinazione del reddito di lavoro
autonomo, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del TUIR (nel testo ante riforma
2004)1.
Più precisamente, si è ritenuto che i contributi in questione, in
considerazione delle loro finalità previdenziali e assistenziali attinenti
esclusivamente alla sfera personale del lavoratore, non possano rappresentare un
costo sostenuto in funzione della produzione del reddito di lavoro autonomo.
E’ stato perciò ritenuto non condivisibile il diverso principio espresso
dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 2781 del 26 febbraio 2001, secondo
cui i contributi dei notai vanno dedotti in sede di determinazione del reddito di
lavoro autonomo, in quanto spese inerenti all’attività professionale svolta.
Tuttavia, con successive pronunce la Suprema corte ha confermato il
proprio orientamento contrario alle tesi dell’Amministrazione finanziaria
1 Per la disciplina applicabile dal periodo d’imposta a decorrere dal 1° gennaio 2004, il riferimento è al
vigente articolo 54, comma 1, del TUIR.
2
(ordinanze n. 1939 del 27 gennaio 2009, n. 321 del 10 gennaio 2018 e n. 18395
del 4 settembre 2020).
In particolare, con l’ordinanza n. 321 del 10 gennaio 2018 la Cassazione
ha confermato la deducibilità di tali contributi nella determinazione del reddito
di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 54, comma 1, del TUIR, in quanto
costi inerenti all’attività professionale.
I giudici di legittimità hanno precisato che tali contributi “se … non sono
deducibili ai sensi della seconda parte del primo comma del citato art. 54
TUIR, in quanto posti dalla legge direttamente a carico del professionista per
aver iscritto l’atto a repertorio e non del cliente (e quindi corrisposti soltanto
dal notaio, indipendentemente dall’effettiva riscossione del corrispettivo della
prestazione e della eventuale gratuità della stessa), lo sono però in base alla
prima parte della disposizione in esame, ove si fa espresso riferimento alle
«spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione»,
ovvero alle spese che, come quelle in esame, sono inerenti all’attività svolta”
(cfr., nello stesso senso, Cass. n. 18395 del 2020).
Il predetto indirizzo giurisprudenziale tiene conto della peculiarità dei
contributi dovuti dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato, che sono liquidati
sul totale complessivo degli onorari repertoriali di ciascun mese e versati
contemporaneamente alla presentazione degli estratti mensili dei repertori2,
indipendentemente dai compensi percepiti e fatturati.
Preso atto dello sfavorevole indirizzo della giurisprudenza di legittimità,
ormai consolidato, deve ritenersi superato quanto affermato con la precedente
risoluzione n. 79/E del 2002 e, pertanto, va riconosciuta ai contributi
2 L’articolo 4 del decreto del Ministero della Giustizia 27 novembre 2012, n. 265 - che, in attuazione
dell’articolo 9, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, fissa i parametri ai fini dei versamenti
dei contributi dovuti dai notai alla cassa professionale - stabilisce che “Il notaio è tenuto a versare alla
Cassa Nazionale del Notariato e al Consiglio Nazionale del Notariato le percentuali degli importi di cui
agli articoli 5 e 6 del presente decreto, determinate ai sensi degli articoli 12 e 20 della legge 27 giugno
1991, n. 220”. In specie, il richiamato articolo 12 della legge n. 220 del 1991 prevede, al comma 1, che
“il notaio è tenuto al versamento in favore della Cassa nazionale del notariato, per gli atti soggetti ad
annotamento nei repertori, di una quota degli onorari … degli stessi” e, al successivo comma 3, che “La
quota di onorario di cui al comma 1 è liquidata dal notaio sul totale complessivo degli onorari
repertoriali di ciascun mese … e versata all’archivio notarile del distretto, contemporaneamente alla
presentazione degli estratti mensili dei repertori” (cfr. anche l’articolo 9 dello Statuto della Cassa
Nazionale del Notariato).
3
previdenziali e assistenziali obbligatori per legge versati dai notai alla Cassa
Nazionale del Notariato la deducibilità ai fini della determinazione del reddito
di lavoro autonomo, ai sensi dell’articolo 54, comma 1, del TUIR3 e, quindi, del
calcolo della base imponibile IRAP, ai sensi dell’articolo 8 del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 4464.
* * *
Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le
istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati
dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.
IL DIRETTORE CENTRALE
(firmato digitalmente)
3 Nel quadro RE della dichiarazione dei redditi, Modello REDDITI PF 2020, l’importo dei contributi
deducibili va indicato nella colonna 4 del rigo RE19.
4 Conseguentemente i contributi in questione non sono deducibili dal reddito complessivo del
contribuente ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e), del TUIR, posto che la previsione di
deducibilità ivi contenuta opera solo in via residuale, ovvero in mancanza di «deducibilità nella
determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo».
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La deducibilità dei contributi previdenziali notarili si inquadra nell'ambito dell'articolo 54 TUIR e dell'articolo 8 del decreto legislativo 446/1997 per il calcolo della base imponibile IRAP. Commercialisti e consulenti fiscali devono considerare questa norma nella determinazione del reddito di lavoro autonomo e nella redazione delle dichiarazioni dei redditi per i professionisti notai, tenendo conto della peculiarità dei versamenti mensili alla Cassa Nazionale del Notariato.
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