Strumenti di finanziamento per le imprese. Deducibilità delle spese di emissione delle obbligazioni. Art. 32, comma 13, del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83
Come si deducono fiscalmente le spese di emissione delle obbligazioni e delle cambiali finanziarie secondo la normativa del Decreto Crescita?
Spiegato da FiscoAI
La Circolare 29/E del 2014 chiarisce che le spese di emissione delle cambiali finanziarie, delle obbligazioni e dei titoli similari sono deducibili secondo il principio di cassa, ossia nell'esercizio in cui sono effettivamente sostenute, indipendentemente da come vengono imputate nel bilancio civilistico. Questa norma si applica a tutti gli emittenti di tali strumenti finanziari: dalle piccole e medie imprese alle banche e alle società quotate, purché i titoli siano stati emessi dopo l'entrata in vigore del Decreto Crescita (agosto 2012).
La disposizione rappresenta un'agevolazione rispetto al criterio ordinario di deducibilità per competenza, che richiederebbe di ripartire le spese di emissione lungo tutta la durata del finanziamento. Tuttavia, la norma non impone l'utilizzo del criterio di cassa: rimane una facoltà dell'impresa, che può scegliere di mantenere la ripartizione contabile su più esercizi se più conveniente.
La finalità della norma è facilitare il ricorso delle imprese al mercato dei capitali come alternativa al credito bancario, riducendo i vincoli normativi e fiscali. Le spese deducibili includono tutti gli oneri sostenuti per l'emissione dei titoli, e la deducibilità avviene applicando le regole generali dell'articolo 96 del TUIR, senza limitazioni particolari.
Questa agevolazione si inserisce in un quadro più ampio di estensione del regime del decreto legislativo 239/1996 anche ai titoli non quotati emessi da società non quotate, purché sottoscritti da investitori qualificati e rispettando specifiche condizioni di residenza e trasparenza.
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Riferimento normativo
Strumenti di finanziamento per le imprese. Deducibilità delle spese di emissione delle obbligazioni. Art. 32, comma 13, del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83
Testo normativo
CIRCOLARE N. 29/E
Direzione Centrale Normativa
Roma, 26 settembre 2014
OGGETTO: Strumenti di finanziamento per le imprese. Deducibilità delle
spese di emissione delle obbligazioni. Art. 32, comma 13, del
decreto legge 22 giugno 2012, n. 83.
In considerazione delle richieste di chiarimento pervenute in merito alle
modalità di deduzione delle spese di emissione delle cambiali finanziarie, delle
obbligazioni e dei titoli similari, rientranti nell’ambito di applicazione del decreto
legislativo 1° aprile 1996, n. 239, si forniscono i seguenti chiarimenti.
L’articolo 32 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 831 (c.d. “Decreto
Crescita”) ha sensibilmente modificato il regime civilistico e fiscale degli interessi
degli strumenti finanziari che possono emettere le imprese domestiche di piccole e
medie dimensioni, quali le obbligazioni e le cambiali finanziarie, allo scopo di
dotarle di strumenti di raccolta di capitali di debito, utilizzabili in alternativa alla
raccolta presso i soci e al credito bancario oppure in sostituzione di precedenti
debiti.
La finalità dell’intervento normativo è, come noto, quella di ridurre i vincoli
normativi (non solo fiscali) che finora hanno limitato il ricorso da parte di queste
1 Convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 e successive modificazioni e integrazioni.
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società al mercato dei capitali. Infatti, dal punto di vista civilistico, sussistevano
determinate limitazioni patrimoniali all’indebitamento e numerosi erano gli
adempimenti amministrativi richiesti che consentivano la fruizione di tali strumenti
solo per le società le cui azioni sono negoziate nei mercati regolamentati e per le
banche.
Dal punto di vista fiscale, invece, tale provvedimento normativo ha esteso
l’applicabilità del citato decreto legislativo n. 239 del 1996 – finora riservato ai titoli
obbligazionari e titoli similari emessi dalle banche e dalle società quotate e ai titoli
pubblici - agli interessi e altri proventi dei titoli obbligazionari, dei titoli similari
nonché delle cambiali finanziarie emessi da società con azioni non negoziate, a
condizione che i medesimi strumenti siano negoziati in mercati regolamentati o
sistemi multilaterali di negoziazione degli Stati membri dell’Unione Europea e degli
Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, inclusi nella cd. white
list di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis del decreto
del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR)2.
Da ultimo, per effetto delle modifiche apportate dall’articolo 21, comma 1,
del decreto legge 24 giugno 2014, n. 913, il regime del decreto legislativo n. 239 del
1996 è stato, tra l’altro, esteso alle obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie,
non quotati, emessi da società con azioni non negoziate nei predetti mercati
regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione, purché detenuti, ossia
sottoscritti e circolanti, esclusivamente presso investitori qualificati come definiti
dall’articolo 100 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF).
L’estensione del regime previsto dal decreto legislativo n. 239 del 1996 alle
predette obbligazioni, titoli similari e cambiali finanziarie si applica, quindi, in luogo
della ritenuta alla fonte da parte dell’emittente ai sensi dell’articolo 26 del D.P.R. 29
settembre 1973, n. 600.
2 Sul tema si rinvia a quanto già chiarito con la circolare n. 4/E del 6 marzo 2013.
3 Convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.
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Inoltre, a favore degli emittenti dei predetti strumenti finanziari è consentita
la deducibilità degli interessi passivi sostenuti senza dover tener conto delle
limitazioni previste dall’articolo 3, comma 115, della legge n. 549 del 1995 che,
come noto, condiziona la misura della deducibilità sulla base dei parametri di
rendimento del prestito obbligazionario. In tal modo, gli interessi passivi sono
deducibili applicando esclusivamente le regole generali dettate dall’articolo 96 del
TUIR.
Tuttavia, con riferimento agli strumenti non quotati emessi da società con
azioni non negoziate, le predette limitazioni sono disapplicate al verificarsi delle
ulteriori condizioni previste dal comma 8 dell’articolo 32 in commento. In
particolare, i titoli devono essere detenuti da investitori qualificati, detti investitori
non devono detenere, direttamente o indirettamente, anche per il tramite di società
fiduciarie o per interposta persona, più del 2 per cento del capitale o del patrimonio
della società emittente ed inoltre il beneficiario effettivo dei proventi deve essere
residente in Italia o in Stati o territori che consentono un adeguato scambio di
informazioni.
Ciò premesso, tra le norme finalizzate ad agevolare il finanziamento delle
imprese, il comma 13 del citato articolo 32 del decreto legge n. 83 del 2012
stabilisce che:
“Le spese di emissione delle cambiali finanziarie, delle obbligazioni e dei
titoli similari di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239,
primo comma, sono deducibili nell’esercizio in cui sono sostenute
indipendentemente dal criterio di imputazione a bilancio.”.
Tale disposizione attribuisce la rilevanza fiscale di tali oneri secondo il
principio di cassa, indipendentemente dall’imputazione a conto economico,
consentendo, quindi, di dedurre le spese in questione in via anticipata.
Al riguardo, dal punto di vista soggettivo, si ritiene che la norma abbia ampia
portata, riferendosi non soltanto alle piccole e medie imprese emittenti strumenti
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obbligazionari, ma anche ai cosiddetti “grandi emittenti”, ossia alle banche e alle
società con azioni negoziate, seppure con riferimento ai soli titoli emessi dopo
l’entrata in vigore del Decreto Crescita.
La norma non intende però superare in modo assoluto il criterio generale di
deducibilità per competenza delle suddette spese di emissione, seguendo la
ripartizione contabile effettuata in più esercizi e lungo la durata dell’operazione di
finanziamento.
La deducibilità per cassa delle spese di emissione dei titoli obbligazionari,
titoli similari e delle cambiali finanziarie, va infatti considerata una facoltà e non un
obbligo, in linea con la ratio di natura agevolativa che caratterizza l’intero Decreto
crescita.
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Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni
fornite con la presente circolare vengano puntualmente osservati dalle Direzioni
provinciali e dagli Uffici dipendenti.
IL DIRETTORE DELL’AGENZIA
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La deducibilità delle spese di emissione di obbligazioni e cambiali finanziarie secondo il criterio di cassa è disciplinata dall'articolo 32, comma 13, del decreto legge 83/2012 (Decreto Crescita), in collegamento con il decreto legislativo 239/1996 e l'articolo 96 del TUIR. Commercialisti e consulenti fiscali devono valutare se applicare il principio di cassa o mantenere la ripartizione per competenza, considerando anche le limitazioni sulla deducibilità degli interessi passivi previste dall'articolo 3, comma 115, della legge 549/1995 e le condizioni per gli investitori qualificati secondo il TUF.
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