Circolare INPS In vigore

Circolare INPS 108/2023

Sentenza della Corte Costituzionale 8–30 giugno 2022, n. 162. Illegittimità costituzionale del combinato disposto del terzo e quarto periodo del comma 41 dell’articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e della connessa Tabella F, in materia di cumulo tra il trattamento pensionistico ai superstiti e i redditi aggiuntivi del beneficiario

Pubblicato: 21/12/2023 In vigore dal: 21/12/2023 Documento ufficiale

Cosa stabilisce la Circolare INPS 108/2023 in merito al cumulo tra pensioni ai superstiti e redditi aggiuntivi del beneficiario?

Spiegato da FiscoAI
La Circolare INPS 108/2023 implementa la sentenza della Corte Costituzionale n. 162/2022, che ha dichiarato illegittime le norme sulla riduzione delle pensioni ai superstiti quando il beneficiario percepisce redditi aggiuntivi. In precedenza, la legge n. 335/1995 prevedeva riduzioni della pensione fino al 50% in base a fasce di reddito (da 3 a 5 volte il trattamento minimo INPS), senza alcun limite massimo di decurtazione. La Corte Costituzionale ha stabilito che questa disciplina violava il principio di ragionevolezza, perché poteva comportare riduzioni superiori all'ammontare stesso dei redditi percepiti. Secondo il nuovo principio della "concorrenza dei redditi", la decurtazione della pensione non può superare l'importo dei redditi aggiuntivi annuali: se un beneficiario percepisce 10.000 euro di reddito aggiuntivo, la riduzione della pensione non potrà essere superiore a 10.000 euro, indipendentemente dalla fascia di reddito in cui rientra. L'INPS procederà al riesame d'ufficio dei trattamenti interessati, riconoscendo le differenze arretrate con interessi legali nei limiti della prescrizione quinquennale.

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Riferimento normativo

Sentenza della Corte Costituzionale 8–30 giugno 2022, n. 162. Illegittimità costituzionale del combinato disposto del terzo e quarto periodo del comma 41 dell’articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e della connessa Tabella F, in materia di cumulo tra il trattamento pensionistico ai superstiti e i redditi aggiuntivi del beneficiario

Testo normativo

Direzione Centrale Pensioni Coordinamento Generale Legale Roma, 22/12/2023 Ai Dirigenti centrali e territoriali Ai Responsabili delle Agenzie Ai Coordinatori generali, centrali e territoriali delle Aree dei professionisti Al Coordinatore generale, ai coordinatori centrali e ai responsabili territoriali dell'Area medico legale Circolare n. 108 E, per conoscenza, Al Commissario straordinario Al Presidente e ai Componenti del Consiglio di Indirizzo di Vigilanza Al Presidente e ai Componenti del Collegio dei Sindaci Al Magistrato della Corte dei Conti delegato all'esercizio del controllo Ai Presidenti dei Comitati amministratori di fondi, gestioni e casse Al Presidente della Commissione centrale per l'accertamento e la riscossione dei contributi agricoli unificati Ai Presidenti dei Comitati regionali OGGETTO: Sentenza della Corte Costituzionale 8–30 giugno 2022, n. 162. Illegittimità costituzionale del combinato disposto del terzo e quarto periodo del comma 41 dell’articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e della connessa Tabella F, in materia di cumulo tra il trattamento pensionistico ai superstiti e i redditi aggiuntivi del beneficiario SOMMARIO: Con la presente circolare si illustrano le novità in merito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 162/2022, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto del terzo e quarto periodo del comma 41 dell’articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e della connessa Tabella F, nella parte in cui, in caso di cumulo tra il trattamento pensionistico ai superstiti e i redditi aggiuntivi del beneficiario, non prevede che la decurtazione effettiva della pensione non possa essere operata in misura superiore alla concorrenza dei redditi stessi. INDICE 1. Premessa 2. Ambito di applicazione 1. Premessa In materia di pensioni ai superstiti, l’articolo 1, comma 41, terzo e quarto periodo, della legge 8 agosto 1995, n. 335, stabilisce che: “Gli importi dei trattamenti pensionistici ai superstiti sono cumulabili con i redditi del beneficiario, nei limiti di cui all'allegata tabella F. Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi di cui al presente comma con la pensione ai superstiti ridotta non può essere comunque inferiore a quello che spetterebbe allo stesso soggetto qualora il reddito risultasse pari al limite massimo delle fasce immediatamente precedenti quella nella quale il reddito posseduto si colloca”. La Corte Costituzionale, con la sentenza 8-30 giugno 2022, n. 162, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, 1a Serie speciale - Corte Costituzionale n. 27 del 6 luglio 2022, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto del terzo e quarto periodo del comma 41 dell’articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335, e della connessa Tabella F, nella parte in cui, in caso di cumulo tra il trattamento pensionistico ai superstiti e i redditi aggiuntivi del beneficiario, non prevede che la decurtazione effettiva della pensione non possa essere operata in misura superiore alla concorrenza dei redditi stessi. In particolare, nella richiamata pronuncia la Corte Costituzionale ha confermato, in relazione alla specifica questione del cumulo tra pensione e redditi da lavoro, che la sussistenza di altre fonti di reddito può ben giustificare una diminuzione del trattamento pensionistico, in quanto "la funzione previdenziale della pensione non si esplica, o almeno viene notevolmente ridotta, quando il lavoratore si trovi ancora in godimento di un trattamento di attività [...]. Il legislatore, attraverso le norme che stabiliscono i limiti di cumulabilità tra pensione e reddito, tiene conto della diminuzione dello stato di bisogno del pensionato che deriva dalla disponibilità di un reddito aggiuntivo e, nell'esercizio della sua discrezionalità, è chiamato a bilanciare i diversi valori coinvolti modulando la concreta disciplina del cumulo, in necessaria armonia con i princìpi di eguaglianza e di ragionevolezza”. Secondo la Corte, la disciplina introdotta dall’articolo 1, comma 41, della legge n. 335/1995, viola il principio di ragionevolezza nella parte in cui le disposizioni censurate non prevedono un tetto alle decurtazioni del trattamento ai superstiti cagionate dal possesso di un reddito aggiuntivo e che, pertanto, la formulazione del terzo e quarto periodo deve essere integrata mediante la previsione del limite della “concorrenza dei redditi”. Tanto rappresentato, con la presente circolare, condivisa con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, si forniscono indicazioni amministrative e chiarimenti in ordine all’applicazione dell’articolo 1, comma 41, terzo e quarto periodo, della legge n. 335/1995, alla luce della dichiarazione di illegittimità del combinato disposto dei medesimi periodi da parte della Corte Costituzionale. 2. Ambito di applicazione In applicazione della Tabella F allegata alla legge n. 335/1995, richiamata dall’articolo 1, comma 41, della medesima legge, la pensione ai superstiti può essere cumulata con i redditi del beneficiario sulla base di determinate aliquote percentuali in funzione di quattro fasce di reddito. In particolare, nel caso di: - reddito inferiore o pari a tre volte il trattamento minimo INPS: la pensione è interamente cumulabile con i redditi del beneficiario; - reddito superiore a tre volte il trattamento minimo INPS: la pensione è cumulabile per il 75% con i redditi del beneficiario (riduzione del 25% della pensione); - reddito superiore a quattro volte il trattamento minimo INPS: la pensione è cumulabile per il 60% con i redditi del beneficiario (riduzione del 40% della pensione); - reddito superiore a cinque volte il trattamento minimo INPS: la pensione è cumulabile per il 50% con i redditi del beneficiario (riduzione del 50% della pensione). Il trattamento derivante dal cumulo dei redditi del beneficiario con la pensione ai superstiti ridotta non può, comunque, essere inferiore a quello che spetterebbe allo stesso soggetto qualora il reddito risultasse pari al limite massimo delle fasce immediatamente precedenti quella nella quale si colloca il reddito posseduto. Per effetto del principio affermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 162/2022, la decurtazione della pensione ai superstiti nella percentuale prevista in relazione alle fasce nelle quali si colloca il reddito dell’anno di riferimento, ferma restando l’applicazione della c.d. salvaguardia, non può comportare una riduzione in misura superiore ai redditi percepiti dal beneficiario. Ne consegue che, in ragione della pronuncia della Corte Costituzionale, le pensioni ai superstiti per le quali trovino applicazione i limiti di cumulabilità di cui all’articolo 1, comma 41, della legge n. 335/1995, devono essere definite secondo i criteri enunciati dalla Corte e sopra descritti. Pertanto, l’Istituto procederà al riesame d’ufficio dei trattamenti pensionistici interessati, laddove l’importo delle trattenute abbia superato l’ammontare dei redditi aggiuntivi annuali di riferimento, riconoscendo il trattamento derivante dal cumulo dei redditi di cui al citato articolo 1, comma 41, con la pensione ai superstiti nel limite della concorrenza dei relativi redditi. Ai pensionati interessati alla ricostituzione del trattamento pensionistico in argomento vengono riconosciute le differenze sui ratei arretrati e gli interessi legali e/o la rivalutazione monetaria, nei limiti della prescrizione quinquennale, da calcolarsi a ritroso dalla data di riliquidazione del trattamento, fermi restando gli effetti di eventuali atti interruttivi della prescrizione. Il Direttore Generale Vincenzo Caridi

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La Circolare INPS 108/2023 riguarda il cumulo tra pensioni ai superstiti e redditi da lavoro, disciplinato dall'articolo 1, comma 41, della legge n. 335/1995 e dalla Tabella F allegata. I professionisti che assistono pensionati beneficiari di trattamenti ai superstiti devono conoscere il principio della concorrenza dei redditi, le fasce di cumulabilità (75%, 60%, 50%), la salvaguardia del trattamento minimo e le modalità di riesame d'ufficio per il recupero delle somme indebitamente trattenute.

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